La pagina che non c’è

Sintesi,

TECNOLOGIA

La pagina
che non c’è

Come sta per cam­biare il mondo dell’editoria

Libri vir­tuali, biblio­te­che su inter­net, quo­ti­diani wire­less. Tra qual­che anno l’odore
delle pagine non sarà più lo stesso. Alcune rifles­sioni a un passo dalla svolta.

eBook

di Antonio Dini e Alessandro Zanardi

Il capi­tano Jean-Luc Picard, coman­dante dell’astronave Enterprise, è un appas­sio­nato di libri: li rac­co­glie, li col­le­ziona e li cura con l’attenzione che si dedica solo alle cose che non esi­stono più. È que­sto il futuro del libro, l’oggetto che ha defi­nito più di ogni altro la nostra cul­tura negli ultimi sei secoli: scomparire?

Il 2009 è stato l’anno car­dine per quanto riguarda l’avvento degli eBook: per la prima volta il sito Amazon ha ven­duto più libri in ver­sione digi­tale che non su carta, e Dan Brown (l’autore del Codice Da Vinci) è stato il primo scrit­tore di best sel­ler a ven­dere più copie del suo nuovo romanzo “Il sim­bolo per­duto” in for­mato elet­tro­nico che non car­ta­ceo. Tuttavia, il 2009 è stato anche l’anno in cui la pira­te­ria di libri digi­tali è emersa come un fat­tore rile­vante. Proprio Dan Brown, secondo alcune ricer­che fatte negli Stati Uniti, sarebbe stato l’autore più “copiato”, con 4 copie ille­gali per ogni copia elet­tro­nica rego­lar­mente acquistata.

In realtà l’onda lunga che sta per tra­vol­gere il mer­cato edi­to­riale viene da lon­tano. Tutto ha ori­gine nei primi anni ‘70 in America con il “pro­getto Gutenberg”: un’iniziativa no-profit rivolta a digi­ta­liz­zare impor­tanti testi car­ta­cei con lo scopo d’incoraggiarne la dif­fu­sione. Questa sto­ria è legata a dop­pio filo con quella dello svi­luppo dell’e-paper (carta elet­tro­nica), ini­ziata nello stesso periodo nei labo­ra­tori della Xerox in California. L’obiettivo era rea­liz­zare schermi pas­sivi, in tutto e per tutto simili a un foglio di carta (quindi meno stan­canti per gli occhi), in grado però di modi­fi­care i con­te­nuti visua­liz­zati a pia­ci­mento come avviene nei moni­tor tradizionali.

Finora diverse bar­riere hanno fre­nato la dif­fu­sione su larga scala di que­ste tec­no­lo­gie: tra le più impor­tanti lo scarso numero dei testi a dispo­si­zione e la man­canza di un sup­porto pra­tico per leg­gerli che avesse dei costi acces­si­bili. Questi muri stanno per crollare.

DALLO SCAFFALE AL DISPLAY

Portare in giro l’intera libre­ria di casa, tutta in un unico libro, che pesa qual­che cen­ti­naio di grammi. A parte lo stu­pore ini­ziale, pen­san­doci un attimo que­sta sto­ria la cono­sciamo già bene. Qualche anno fa è suc­cessa la stessa cosa in ambito musi­cale: improv­vi­sa­mente è stato pos­si­bile con­ver­tire pile di cas­sette, dischi e cd in file mp3 da cari­care su un let­tore por­ta­tile e infi­lare in tasca. Lo stesso “salto” tec­no­lo­gico sta per avve­nire con le pagine di testo e tra poco la mag­gior parte di noi con­si­de­rerà indi­spen­sa­bile avere a por­tata di mano il pro­prio let­tore di eBook, esat­ta­mente come è suc­cesso a suo tempo per il cel­lu­lare e il let­tore mp3. Questo non vuol dire che i libri, come li cono­sciamo oggi, spa­ri­ranno. Di sicuro però dimi­nui­ranno in modo signi­fi­ca­tivo le loro quote di mer­cato e le occa­sioni in cui ven­gono usati.

A fare da bat­ti­strada per l’adozione degli eBook negli Usa e, a seguire, nel resto del mondo, ha gio­cato un ruolo fon­da­men­tale Amazon. Il suo fon­da­tore, Jeff Bezos, ha lavo­rato per più di cin­que anni alla crea­zione del Kindle. Lanciato nel 2007, il let­tore Kindle è però diven­tato solo l’anno scorso un feno­meno internazionale.

È un para­dosso, ma lo svi­luppo dell’industria degli eBook non è dovuto al sog­getto che tra­di­zio­nal­mente si occupa di ven­dere libri: gli edi­tori. Infatti, gli edi­tori sono tal­mente spa­ven­tati dall’idea di per­dere il con­trollo dei testi car­ta­cei da rifiu­tarsi o quasi di occu­parsi di quelli digi­tali. In que­sta maniera, sono altri sog­getti che hanno lan­ciato il mer­cato: Amazon, Sony (con i suoi rea­der), la catena di libre­rie sta­tu­ni­tensi Barns & Noble, Apple. Non sono i nomi delle “big six”, le sei grandi case edi­trici sta­tu­ni­tensi (Hachette, HarperCollins, Macmillan, Penguin, Random House, Simon & Schuster) a gui­dare l’innovazione. Anzi: da que­ste sei aziende, che con­trol­lano quasi tutto il mer­cato edi­to­riale ame­ri­cano e, indi­ret­ta­mente, una buona fetta di quello mon­diale, sono arri­vate solo pro­te­ste e ten­ta­tivi di fre­nare qual­siasi cam­bia­mento. Comprensibilmente: con l’arrivo degli eBook il ruolo degli edi­tori cam­bia radicalmente.

MA QUANTO MI COSTI?

Il libro elet­tro­nico ride­fi­ni­sce sia la figura dell’autore che quella dell’editore. Tanto per ini­ziare, il costo di un libro diviene com­ple­ta­mente diverso da quello attuale. La strut­tura odierna perde infatti due costi fissi (stampa e distri­bu­zione) che pesano per quasi il 70 per cento sul prezzo di coper­tina, tasse incluse. Con la ver­sione digi­tale, que­sti costi scom­pa­iono, anche se riman­gono gli altri: diritto d’autore (gene­ral­mente fra il sei e l’otto per cento) e costo reda­zio­nale di pro­get­ta­zione e impa­gi­na­zione del libro. Più l’eventuale spesa di mar­ke­ting e pro­mo­zione del libro stesso. Il mar­gine di gua­da­gno dell’editore oggi è soli­ta­mente attorno al 10-15 per cento a copia.

Tutto que­sto, dal punto di vista dell’editore, cessa di avere senso: i libri elet­tro­nici hanno costi di pro­du­zione diversi e in parte ignoti, ma sicu­ra­mente molto più bassi, un mec­ca­ni­smo di distri­bu­zione elet­tro­nica a forte rischio di pira­te­ria e un prezzo che non è ancora chiaro come verrà sta­bi­lito. Senza dimen­ti­care un altro pro­blema: gli autori. Che hanno già comin­ciato a pro­te­stare, affer­mando di volere una fetta più grande della torta. L’autore, anzi­ché l’otto per cento, per­ché non dovrebbe avere il 40 o il 50% del totale? Dopottutto il libro costerà meno e l’editore non avrà spese di stampa e distribuzione.

– La corsa all’oro –

Grafico vendite eBook

I que­siti sono nume­rosi e le rispo­ste ancora man­cano, ma è evi­dente che que­sti sono alcuni dei cam­bia­menti in atto con l’arrivo degli eBook. E non solo. Google ha ini­ziato nel 2006 un lavoro paziente e cer­to­sino di digi­ta­liz­za­zione dei vec­chi libri e delle rivi­ste pre­senti nelle biblio­te­che, pre­va­len­te­mente negli Usa ma anche in Europa e pre­sto nel resto del mondo. Lo scopo dell’azienda ame­ri­cana è meno strano di quel che sem­bri: digi­ta­liz­zare i libri vei­cola più traf­fico sulle pagine di Google, che si man­ten­gono gra­zie alla pub­bli­cità. Più visi­ta­tori ci sono, più val­gono le inser­zioni pub­bli­ci­ta­rie e più Google gua­da­gna. Il pro­getto Google Books (books.google.com) è stato attac­cato sia in America che in Europa dalle asso­cia­zioni degli edi­tori e degli autori, per­ché met­te­rebbe in rete ver­sioni digi­tali non auto­riz­zate di opere il cui diritto di ripro­du­zione (copy­right) appar­tiene ad altri. Le cause legali si sus­se­guono. Comunque, Google ha rag­giunto il risul­tato di aver digi­ta­liz­zato alcuni milioni di libri, molti dei quali rari, fuori cata­logo o fuori dalla coper­tura del copy­right (per­ché chi li ha scritti è morto più di 70 anni fa, secondo le norme inter­na­zio­nali sul diritto di ripro­du­zione). E, nono­stante siano per adesso quasi tutti in lin­gua inglese, sono sca­ri­ca­bili gra­tui­ta­mente. Per i let­tori anche que­sto è un cam­bia­mento molto impor­tante: per la prima volta viene ride­fi­nito il con­cetto di “biblio­teca pub­blica” gra­tuita per i cit­ta­dini nato nell’Ottocento.

Per gli scrit­tori il cam­bia­mento è ancora più radi­cale: la dif­fu­sione degli eBook e soprat­tutto il fatto che a ven­derli non siano diret­ta­mente gli edi­tori ma altri sog­getti (come Amazon o Apple) è un forte sti­molo a cam­biare approc­cio. Anziché andare da un edi­tore, pro­por­gli un libro e accet­tare un gua­da­gno al mas­simo dell’otto per cento, gli scrit­tori pos­sono gio­care la carta del “self publi­shing”. Ovverosia, pre­pa­rare il libro da soli, magari con l’aiuto di un impa­gi­na­tore pro­fes­sio­ni­sta e di un edi­tor per la revi­sione del testo, per poi pro­porlo al distri­bu­tore digi­tale deci­dendo il prezzo insieme. Il gua­da­gno sul prezzo di ven­dita ver­rebbe così ripar­tito in modo com­ple­ta­mente diverso. Amazon, su Kindle, chiede di inca­me­rare il 50% del prezzo di coper­tina. Apple, prin­ci­pale sfi­dante con la recente piat­ta­forma iPad, chiede il 30 per cento. Per gli autori si tratta di un poten­ziale gua­da­gno molto più grande, nono­stante il prezzo di coper­tina più basso.

Abbattendo i costi di pro­du­zione e aumen­tando l’offerta sarà più com­pli­cato per gli utenti orien­tarsi negli acqui­sti. Il mar­ke­ting e la pro­mo­zione di un libro rive­sti­ranno quindi un ruolo sem­pre più deter­mi­nante, atte­nuati solo in parte da mec­ca­ni­smi di sug­ge­ri­mento nei negozi digi­tali (“Chi com­pra que­sto di solito com­pra anche…”) e dalle appli­ca­zioni sui social net­work che mostrano cosa hanno acqui­stato i nostri amici.

IN SINTESI

L’eBook cam­bia dun­que radi­cal­mente il modo in cui si è orga­niz­zata l’industria cul­tu­rale attorno al libro. Cambia anche la forma del libro. L’attuale volume da 300 o da 600 pagine per la nar­ra­tiva, è giunto ad avere que­sta forma cano­nica per esi­genze com­mer­ciali: è la lun­ghezza che il let­tore con­si­dera sod­di­sfa­cente e che accetta di com­prare a un dato prezzo, men­tre l’editore ha tro­vato così un punto di equi­li­brio tra costi e ricavi. Con l’eBook il discorso cam­bia com­ple­ta­mente per vari motivi. Il primo, lo abbiamo già visto, è che non c’è più il costo della carta. Il libro può essere di qual­siasi lun­ghezza si voglia, con un “peso” di pochi byte in più. Ancor più impor­tante: viene evi­tato l’abbattimento degli alberi e l’inquinamento legato alla distri­bu­zione delle copie.

Ma non solo. L’eBook può con­te­nere imma­gini in bianco e nero e a colori senza pro­blemi, men­tre per la stampa que­sto vuol dire un inve­sti­mento note­vole e un paral­lelo aumento dei costi. Può anche inclu­dere audio e video, da affian­care e inte­grare ai testi, cosa che è ovvia­mente impos­si­bile per un libro tra­di­zio­nale stam­pato su carta.

Oltre a ren­dere tra­spor­ta­bile una quan­tità altis­sima di pagine in un peso ridotto, l’eBook cam­bierà anche il nostro modo di acce­dere ai con­te­nuti. Già oggi è pos­si­bile col­le­garsi ai negozi online diret­ta­mente dai dispo­si­tivi di let­tura e acqui­stare nuovi libri in qual­siasi momento, o acce­dere a biblio­te­che vir­tuali e sca­ri­care libri gra­tuiti. Inoltre, come è suc­cesso per gli mp3, il costo al pub­blico di un libro digi­tale è note­vol­mente più basso del suo “parente” car­ta­ceo e non è dif­fi­cile imma­gi­nare che tra poco qual­cuno ini­zierà a offrire dei piani di abbo­na­mento per poter sca­ri­care quanti libri si vuole, quando si vuole (per esem­pio con delle quote mensili).

Aspetti nega­tivi? Prima di poter vedere dispo­si­tivi di let­tura dotati di schermi pas­sivi a colori – simili alla carta – su larga scala biso­gnerà atten­dere ancora qual­che anno. Ancora più tempo per­ché l’e-paper sup­porti delle ani­ma­zioni. Intanto dovremo accon­ten­tarci dei moni­tor tra­di­zio­nali (quelli lumi­nosi, un po’ più fati­cosi per gli occhi) o della carta elet­tro­nica in bianco e nero.

Inoltre la per­dita del con­tatto “fisico” con il sapere, con i libri e le biblio­te­che, con lo spa­zio che occu­pano, non sap­piamo che con­se­guenze possa avere. I volumi car­ta­cei sono una rap­pre­sen­ta­zione tan­gi­bile della cono­scenza umana e della nostra cul­tura. La forma elet­tro­nica rende tutto un po’ più effi­mero e sfuggente.

Forse è sba­gliato chia­mare “libri” gli eBook. Si trat­terà di oggetti dif­fe­renti, con con­te­nuti mul­ti­me­diali diversi e scopi nuovi. Si pensi solo all’enorme poten­ziale in ambito didat­tico: un libro che inte­ra­gi­sce con lo stu­dente, lo guida, offre appro­fon­di­menti e aiuto. I dispo­si­tivi di let­tura potreb­bero essere dati in como­dato d’uso diret­ta­mente dalle scuole (anche a fronte di una pic­cola somma) e i libri di testo dispo­ni­bili per essere sca­ri­cati gra­tui­ta­mente dal sito del Ministero, a patto che sia garan­tita una plu­ra­lità di scelta. Il for­mato digi­tale poi favo­ri­sce lo scam­bio di con­te­nuti, come ha dimo­strato inter­net in tutti que­sti anni ren­dendo quasi impos­si­bile qua­lun­que forma di cen­sura. Soprattutto, gli eBook saranno rea­liz­zati in modo dif­fe­rente rispetto al pas­sato, da autori-editori com­ple­ta­mente auto­nomi o quasi. E non cer­che­ranno più di fare da simu­la­cro del libro odierno, con buona pace del capi­tano Jean-Luc Picard e della sua col­le­zione in viag­gio sull’Enterprise.

– COSÌ È, SE VI PARE –

Cos’è un libro? La rispo­sta sem­bra del tutto ovvia per­ché ormai da diversi secoli non è neces­sa­rio chie­der­selo più di tanto. Un libro, per come lo inten­diamo ai giorni nostri, è una sequenza di frasi e parole scritte su un sup­porto car­ta­ceo. Eppure, nulla impone che il libro sia fatto di carta, visto che ai tempi degli anti­chi ebrei si usava come mate­riale la per­ga­mena. Nulla impone che sia ret­tan­go­lare, visto che ai tempi dei romani aveva la forma di un rotolo. Diciamo quindi che un libro è per noi l’unione di scrit­tura, testua­lità, da un lato, e sup­porto, inter­fac­cia di let­tura, dall’altro.
Proviamo ora a pro­iet­tare un testo sulla parete di un edi­fi­cio, si tratta ancora di un libro? Forse no, per­ché per­de­rebbe una delle sue carat­te­ri­sti­che prin­ci­pali: la por­ta­bi­lità. Eppure se ci imma­gi­nas­simo un libro gigante, use­remmo sem­pre la stessa parola per descri­verlo. La domanda è meno assurda di quanto sem­bri, soprat­tutto di que­sti tempi. Più ci si pensa e più diventa sfug­gente la defi­ni­zione di qual­cosa che nella nostra mente sem­bra in appa­renza così soli­da­mente chiaro. Se il testo che abbiamo davanti fosse in grado di pren­dere forma, tar­sfor­marsi in imma­gine o in movi­mento, per poi ritor­nare parola pen­se­remmo ancora di avere tra le mani un libro? Le nuove pos­si­bi­lità che offre l’editoria digi­tale con­sen­tono di affian­care al testo e alle illu­stra­zioni sta­ti­che suoni, fil­mati e inte­ra­zioni, por­tando a nuovi for­mati ibridi.
Vuol dire che la scrit­tura tra­di­zio­nale, la nar­ra­zione lineare, spa­rirà? Non credo: sem­pli­ce­mente si allar­gherà il ven­ta­glio delle scelte a dispo­si­zione. Gli unici in dif­fi­coltà saranno i cri­tici quando dovranno scri­vere la recen­sione di un…, un…?

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