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Archivi categoria: Cronaca
Moschea cercasi
Peccavo d’ingenuità quando, due anni fa, ho scritto l’articolo Moschee sì, moschee no. Peccavo d’ingenuità perché credevo che da quel momento in poi qualcosa sarebbe cambiato: la questione della costruzione di una moschea a Milano però non si è spostata di un millimetro.
Probabilmente noi comuni musulmani saremmo dovuti andare a lezione da Gheddafi, che nel giro di poche ore è riuscito a convertire tre donzelle a quella che secondo lui sarà presto la religione d’Europa. Per carità, non mi ha mai sfiorata il desiderio di fare del proselitismo religioso; piuttosto mi riferisco alle capacità del leader libico di… (continua)
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Santoni e criminali
La violenza sessuale che Danilo Speranza attuava periodicamente sulle figlie delle adepte alla sua setta veniva giustificata dalla «necessità di modificare il karma delle bambine e trasmettere a tale scopo il suo Dna sano e curativo». Non è un racconto horror, ma l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip di Tivoli. Oggetto: i crimini di cui è accusato Speranza, guru di una setta orientale con sede a Roma. Il medioevo è passato da qualche millenio, ma certe superstizioni non sembrano affatto scomparse: in Italia sono adirittura dieci milioni le persone che al medico, allo psicologo, al prete preferiscono… (continua)
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Gli italiani sono generosi?
L’11 agosto scorso, l’Agenzia italiana risposta emergenze (Agire) ha definitivamente rinunciato a lanciare l’appello collettivo di raccolta fondi per l’emergenza inondazioni in Pakistan. Anche se come Cesvi ci siamo rimboccati le maniche fin dal 3 Agosto, come vicepresidente del network, la decisione di Agire mi strazia. L’emergenza è colossale: si stimano 14 milioni di persone colpite. E le inondazioni non sono finite. Una marea di sfollati che supera anche quella provocata dal terremoto di Haiti e addirittura dallo tsunami.
Come mai allora non stiamo mobilitando la struttura consortile che abbiamo creato proprio per le circostanze eccezionali? Perché… (continua)
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Niente di nuovo in Medio Oriente
Sono arrivata in Israele dieci mesi fa: ho diciannove anni, sono ebrea, cresciuta in un contesto laico e ho frequentato la scuola pubblica. Durante gli ultimi cinque anni ho partecipato attivamente al movimento giovanile di ideologia socialista-sionista Hashomer Hatzair: è lì che ho imparato a costruirmi un’opinione critica, a essere meticolosa nelle mie ricerche e a interrogarmi su me stessa e sulla realtà che mi circonda.
Mi considero sionista, ovvero supporto l’esistenza di uno Stato per il popolo ebraico inteso come nazione. Questo non significa però che debba necessariamente concordare con la politica assunta da Israele. Mi sono ritrovata… (continua)
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Il senso delle regole
Nell’elegante casa di famiglia in Corso Plebisciti a Milano, Alessandra Galli racconta il momento che le ha cambiato la vita. Il 19 marzo 1980 si trovava all’Università Statale, dov’era iscritta al primo anno di Giurisprudenza: «stavo prendendo un caffè con un’amica. A un tratto delle grida ci avvertono che è successo qualcosa al piano superiore». Con il fiato corto e il cuore in gola, Alessandra arriva nel corridoio dell’aula 309: «c’era un corpo riverso a terra, ho capito subito che si trattava di papà». Il giudice istruttore Guido Galli è stato assassinato mentre si avviava a tenere una lezione di… (continua)
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Università e buoi dei paesi tuoi
Come bisogna gestire l’Università in Italia? A poche settimane dal voto sulla riforma Gelmini abbiamo intervistato in esclusiva Giovanni Dosi, direttore del dottorato in economia e management presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
Prof. Dosi, cosa cambia nella gestione delle università secondo la riforma?
Viene introdotta una “dual governance” (doppia gestione): il senato accademico amministra la didattica e la ricerca, mentre il consiglio d’amministrazione gestisce le risorse finanziarie. Ovviamente chi governa i soldi governa l’istituzione. Abbiamo sperimentato questo modello anche alla Scuola superiore S. Anna: un fallimento totale. Il Presidente del Cda ha di fatto diritto di veto sulle… (continua)
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Il contradditorio che non c’è
Non c’è Bruno Vespa. Non c’è Mario Calabresi. Non c’è Sergio Zavoli. Non c’è Curzio Maltese, Ezio Mauro, non c’è nessun giornalista del Corriere della Sera, non c’è nessuno dei «cialtroni e miserabili del Pd che dicono che Santoro si è venduto a Berlusconi». Nei diciotto minuti di monologo del 20 maggio di Michele Santoro ad Annozero, nessuna di queste persone, tutte citate dal giornalista, era presente nello studio. Nessuno ha potuto difendersi o controbattere alle accuse che sono state mosse.
È un peccato, soprattutto se si considerano le puntate dedicate da Annozero all’importanza del contraddittorio. Come ha detto… (continua)
Ma quanto mi costi?
«Un ministro non può sospettare di abitare in una casa pagata in parte da altri» (Claudio Scajola, rassegnando le dimissioni da Ministro per lo Sviluppo Economico il 4 Aprile 2010). Su questo, siamo tutti d’accordo. Primo, è improbabile che il proprietario di una casa non sappia come è stata acquistata. Secondo, se anche fosse così, è forse ancora più grave che un alto dirigente del governo sia a tal punto distratto da non sapere chi paga la sua casa.
Naturalmente i risvolti legali di questa vicenda vanno chiariti nelle sedi opportune, però mi riesce difficile capire come un… (continua)
Dossier
Carceri sold out
Limite tollerabile è un’espressione usata dal Ministero della giustizia per indicare che oltre quel confine — fissato in 64mila unità — in carcere non ci entra più nessuno. Fisicamente. Oggi, con quasi 65mila detenuti, quel limite è già stato superato. Un’enormità, considerando che la capienza regolamentare è di 43mila posti. La situazione è drammatica e gli allarmi suonano da tempo.
Quest’anno già 48 persone si sono tolte la vita, un numero altissimo che potrebbe fare del 2009 il peggiore di sempre (il record negativo è del 2001, con 69 suicidi). L’estate ha portato con sé proteste in tutta Italia. A Firenze un detenuto marocchino, per ottenere il rimpatrio, s’è cucito la bocca con ago e filo. Quasi a figurare il silenzio forzato dei carcerati, costretti a vivere in luoghi che ormai non possono più contenerli. Il 5 agosto la Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha condannato l’Italia a risarcire un cittadino bosniaco, Izet Sulejmanovic, per le condizioni inumane e degradanti in cui fu recluso tra novembre 2002 e aprile 2003. Condivideva una cella con altre cinque persone e disponeva in tutto di 2,7 metri quadrati, in cui trascorreva 18 ore al giorno. I mille euro che il nostro Paese dovrà pagargli sono una cifra irrisoria se si pensa che la soglia minima stabilita dal Comitato per la prevenzione della tortura è di 7 metri quadrati a persona.
(Continua)
, martedì 1 dicembre 2009 Lascia un commento









