Santoni e criminali

Andrea Lugoboni,

UrsulaLa violenza sessuale che Danilo Speranza attuava periodicamente sulle figlie delle adepte alla sua setta veniva giustificata dalla «necessità di modificare il karma delle bambine e trasmettere a tale scopo il suo Dna sano e curativo». Non è un racconto horror, ma l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip di Tivoli. Oggetto: i crimini di cui è accusato Speranza, guru di una setta orientale con sede a Roma. Il medioevo è passato da qualche millenio, ma certe superstizioni non sembrano affatto scomparse: in Italia sono adirittura dieci milioni le persone che al medico, allo psicologo, al prete preferiscono il santone. Maghi, ciarlatani, cartomanti, guru, maestri delle più svariate discipline parapsicologiche, mentali, pseudoterapeutiche… c’è n’ è per tutti i gusti. A cascarci non sono solo persone poco istruite: a quanto afferma il Corriere della Sera, tra gli individui a rischio non c’è distinzione di reddito, livello di alfabetizzazione e classe sociale. Invece che trovare l’equilibrio psichico, gli adepti rischiano di vivere esperienze da incubo: si va dallo stupro di minori, alla scomparsa di decine di persone, al plagio e – immancabile – all’estorsione di denaro. Dietro questo fenomeno si muovono infatti svariate decine di milioni di euro, che spesso sono estorti dopo accurati lavaggi del cervello.

Ce ne sarebbe abbastanza per lanciare una caccia alle streghe, o per lamentarsi della solita mancanza di valori; ma è forse meglio aprire una riflessione più ampia. È strano che un quinto degli italiani, tradizionalmente legati alla Chiesa e alla famiglia, siano vicini a sette del genere. Dietro il cliché dell’italiano “casa e chiesa”, c’è forse una scristianizzazione avanzante. Negli anni questa avanzata ha travolto diversi tabú ma anche molte certezze: i cuori di alcune persone sono rimasti privi di valori forti e facili prede dei malintenzionati. Non rimane che aprire nuovamente il dibattito sulla spiritualità nel nostro Paese, un compito tutto nelle mani dei media: informare l’opinione pubblica e sensibilizzarla ai problemi universali dell’uomo. Vietati luoghi comuni e oscurantismi; requisiti minimi: lucidità e onestà intellettuale.