L’erba del vicino è più verde

Alessandro Zanardi,

Erba verdeRiporto di seguito una let­tera, tratta dal blog di Pietro Ichino. Secondo me offre in poche righe uno spac­cato su alcuni pro­blemi del nostro Paese. Voi cosa ne pen­sate? Il dibat­tito è aperto.

Caro Prof. Ichino, [...] mio padre è nato nel 1948. Dopo essersi lau­reato in inge­gne­ria a 24 anni, ha tro­vato subito lavoro in un’azienda in Italia dove veniva pagato a suf­fi­cienza per, come si suol dire, ini­ziare una fami­glia. A 59 anni ha smesso di lavo­rare; gra­zie a un’ottima car­riera e al gene­roso sistema pen­sio­ni­stico ita­liano attuale, rice­vera’ una buona pen­sione per gli anni a venire (recen­te­mente, il gior­nale inglese The Guardian ha defi­nito la vita dei nati subito dopo la seconda Guerra Mondiale “in discesa”).

Dopo essermi lau­reato in inge­gne­ria a 24 anni, la mia ricerca di lavoro, durata vari mesi, aveva por­tato solo a un paio di pos­si­bili “stage” (leggi: lavoro di basso livello non retri­buito) e a un pos­si­bile con­tratto di sei mesi per la Hewlett Packard a 300 € al mese (non e’ un refuso: 300 € !). A una società di con­su­lenza franco-olandese, che mi offriva un con­tratto di un anno a 600 € al mese, avevo chie­sto la pos­si­bi­lità di lavo­rare fuori dall’Italia: in rispo­sta, mi ave­vano dato l’incarico di lavo­rare come “bassa mano­va­lanza” per l’Ipercoop situato die­tro alla casa dei miei geni­tori. Queste pro­spet­tive mor­ti­fi­canti e altri motivi per­so­nali mi spin­sero a emi­grare in Inghilterra. A distanza di sei anni, ho un lavoro che mi piace mol­tis­simo e attra­verso il quale ho fatto una car­riera al dop­pio della velo­cità dei miei col­le­ghi rima­sti in Italia, sia in ter­mini di retri­bu­zione, che di “grado”.

Chiaramente que­sta è solo la mia espe­rienza; credo, però che si dovrà far qual­cosa molto pre­sto per evi­tare che i futuri neo-laureati si ritro­vino davanti non a una scelta, ma a un’opzione bina­ria: restare in Italia in una situa­zione di dipen­denza eco­no­mica dai tuoi geni­tori almeno per i pros­simi 5-10 anni; cer­care lavoro all’estero e rima­nerci, con una certa pro­ba­bi­lità, per sem­pre. Quando l’ex-Ministro Padoa-Schioppa descrisse i gio­vani ita­liani come “bam­boc­cioni” dimo­strò di aver capito ben poco di que­sta situa­zione. Certo, ci sono della per­sone che stanno ben volen­tieri a casa dei geni­tori senza affitto da pagare, e con la mamma che cucina, lava e stira. Ma, a guar­dar bene, que­sta è una con­di­zione, ahimè, spesso ine­vi­ta­bile (cosa ci si può per­met­tere con 300 euro al mese?) e alla lunga umi­liante, che molti di noi evi­te­reb­bero volen­tieri. Condizione ana­loga è quella dei dipen­denti pub­blici: ci sono cer­ta­mente dei “fan­nul­loni” che stanno volen­tieri al bar nelle ore di uffi­cio. Il pro­blema di gran lunga mag­giore sono però i “nul­la­fa­centi”, cioe’ quelle per­sone che pur lavo­rando, spesso anche più del dovuto, non creano valore per l’organizzazione e la col­let­ti­vità per­ché non sono messi in con­di­zione di farlo (per motivi strut­tu­rali, per carenza di mana­ge­ment e lea­der­ship, etc.). Inoltre, come lei sa benis­simo, chi non svi­luppa (in que­sto caso, “a chi non viene data l’opportunità di svi­lup­pare”) una “cul­tura del lavoro” in gio­vane età, lavo­rerà poco, non sarà molto pro­dut­tivo, dif­fi­cil­mente riu­scirà a valo­riz­zare il lavoro come com­po­nente fon­da­men­tale della pro­pria vita, ecc.

Nella sua inter­vi­sta al Riformista lei dice, a ragione, che c’è una disaf­fe­zione dei gio­vani verso la poli­tica. I motivi sono mol­tis­simi e diversi a seconda dei casi. Personalmente, da ado­le­scente avevo par­te­ci­pato a riu­nioni e ini­zia­tive di un paio di par­titi poli­tici, solo per ren­dermi conto di quanto fos­sero intrisi di ideo­lo­gia, auto­re­fe­ren­ziali e distanti dalla realtà. Di par­titi e sin­da­cati non se ne vedeva l’ombra quando cer­ca­vamo lavoro e ci veni­vano pro­po­sti dei con­tratti da regime di schia­vitù. Né le aziende sem­bra­vano molto inte­res­sate a inve­stire in noi e nel nostro poten­ziale crea­tivo. La nostra gio­vi­nezza sem­brava un vero e pro­prio han­di­cap… E non a livello micro, ma anche macro, basti pen­sare all’età di alcuni neo-eletti in cari­che chiave dello Stato: Berlusconi pre­si­dente del Consiglio a 72 anni, Napolitano pre­si­dente della Repubblica ad 81 anni; Zavoli pre­si­dente della Commissione par­la­men­tare di vigi­lanza sulla Rai a 85 anni, etc. Qual è il mes­sag­gio se non: la porta d’ingresso è chiusa; atten­dete 30-40 anni e poi, sem­mai, vi verrà aperta?

Un altro fat­tore cru­ciale che tiene l’Italia legata a un modello fal­li­men­tare, sicu­ra­mente a livello eco­no­mico, è quello del “fami­li­smo amo­rale”, che lei cita nella sua inter­vi­sta. Quando si parla del Sessantotto, delle con­qui­ste sociali sicu­ra­mente otte­nute dai nostri geni­tori, etc. ci si dimen­tica che l’idea di “fami­glia” all’italiana come “unità fon­da­men­tale d’analisi” è stata appena scal­fita. In Italia per­mane un sistema che, come il libro di A. Ichino e A. Alesina dimo­stra, non solo è a bassa pro­dut­ti­vità per­ché le “risorse eco­no­mi­che e umane” sono allo­cate male, ma anche per­ché il sistema stesso tende a chiu­dersi e a diven­tare auto­re­fe­ren­ziale. In altre parole, in un con­te­sto in cui la mag­gior parte dei ser­vizi sociali sono ero­gati dalla fami­glia, per reclu­tare un eccel­lente infor­ma­tico indiano (se mai lo si volesse) sarebbe neces­sa­rio dotarlo non solo di un sala­rio com­pe­ti­tivo, ma anche di una fami­glia italiana!

Chiudo que­sta let­tera pro­po­nendo tre sug­ge­ri­menti su come uscire da una situa­zione deci­sa­mente difficile:

- Investire nei gio­vani ita­liani man­dan­doli all’estero e facen­doli tor­nare in Italia con posi­zioni di respon­sa­bi­lità: periodi di stu­dio o di lavoro all’estero (Master e PhD, pro­grammi Erasmus e Leonardo, etc), sono poco valu­tati in Italia, sia in sede di reclu­ta­mento che di “uti­lizzo” delle risorse umane. Partiti poli­tici, sin­da­cati e asso­cia­zioni indu­striali dovreb­bero ini­ziare a capire che una per­sona può far la dif­fe­renza gra­zie alle pro­prie “skills” (capa­cità) e, soprat­tutto, a un approc­cio cul­tu­rale diverso. La Cina e i paesi medio­rien­tali stanno inve­stendo cifre incre­di­bili per man­dare per­sone a stu­diare e lavo­rare in UK e US e farle ritor­nare in patria con delle posi­zioni di mag­giore respon­sa­bi­lità per “impor­tare” buone pra­ti­che svi­lup­pate in altri con­te­sti. Questo approc­cio potrebbe benis­simo esser uti­liz­zato in Italia, tra l’altro con­tri­buendo a scar­di­nare idee assurde come la “difesa del posto” e la pro­gres­sione per sola anzianità.

- Usare la tec­no­lo­gia per creare valore e coin­vol­gere i gio­vani: ci si lamenta tanto che l’Italia è indie­tro nell’ambito dell’Ict (infor­ma­tion and com­mu­ni­ca­tion tech­no­logy); poi si arriva in un aero­porto ita­liano e la prima cosa che tutti fanno è chia­mare al tele­fono, scri­vere con il blac­k­berry, etc. Negli ultimi anni, le orga­niz­za­zioni pub­bli­che, i par­titi e molti poli­tici hanno aperto dei siti Internet. Peccato però che la mag­gior parte li usi come stru­menti di pro­pa­ganda o come data­base, piut­to­sto che come siti in cui gene­rare un dia­logo che porti a idee e pro­po­ste svi­lup­pate da vari sog­getti. E qui è l’approccio che fa la dif­fe­renza, non la sem­plice tec­no­lo­gia: avere un blog/forum al quale non par­te­cipo e che lascio in mano a soste­ni­tori, oppo­si­tori e mito­mani (vedi sito del Ministro Brunetta) non serve a molto.

- Gestire le aspet­ta­tive: in Italia, pur­troppo, si è creata una situa­zione per cui è nor­male lavo­rare gra­tis per mesi, se non anni, fare la “gavetta” sotto l’ala pro­tet­trice di un pro­fes­sio­ni­sta, prof. uni­ver­si­ta­rio, etc. Negli altri paesi euro­pei que­sto non esi­ste! Hewlett-Packard non si sogne­rebbe mai di pro­porre con­tratti ai neo-laureati per 300 euro al mese in UK, in Germania, etc. In UK ci sono degli ottimi “gra­duate scheme” per neo-laureati dove si impara mol­tis­simo e si rice­vono sti­pendi suf­fi­cienti per andare a vivere fuori casa (un inglese è già lon­tano dai geni­tori da alcuni anni – que­sto però sarebbe un discorso troppo lungo). Se que­sto fosse reso molto chiaro in Italia, forse non si accet­te­reb­bero più que­ste con­di­zioni lavo­ra­tive assurde come “nor­mali” e si potrebbe avere mag­gior par­te­ci­pa­zione da parte di chi al momento deve tener la testa bassa e aspet­tare che le cose migliorino.

La rin­gra­zio molto per la sua attenzione.

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