La vera cultura globale

Collaborazioni esterne,

SviluppoPasseggiando per strade di città affollate, moderne, si viene invasi dalla moltitudine di lingue, colori e abiti che si possono raccogliere in uno spazio così limitato. A un certo punto non ci si fa nemmeno più caso. Si vive in agglomerati urbani di persone dalle più disparate provenienze. La situazione si riproduce esponenzialmente grazie ai moderni mezzi di comunicazione, tanto che il mondo diviene una spessa rete di confronti etnici e culturali. In quanto esseri umani abbiamo come prima esigenza interpersonale quella di comunicare, di farci capire. Ma tra culture diversissime, storie millenarie, lingue indecifrabili a orecchie inesperte come si comunica? Quale cultura dominante fa da collante tra i multiformi passati dei popoli? Una sola si impone. Le caratteristiche di questa cultura sono ovvie. Per comunicare è necessario fare riferimento a esperienze comuni, a desideri comuni, idee, sogni. L’informazione, per poter permeare le diversità, deve essere il minimo comune denominatore tra i popoli. Esiste una sola idea semplice, comprensibile a tutto il mondo perché fa leva sui bassi istinti, su rapacità ancestrali, frutto dell’occidente post-industriale: il denaro come metro del valore di una persona.

Spesso si pecca di perbenismo quando si idolatra la globalizzazione o la multietnicità senza un discorso serio sul messaggio della convivenza. Passeggiando per le strade di città affollate si vedono culture appiattite, ammazzate dal mito del dio denaro, dal lusso occidentale. Si vedono città in India dove le strade sono asfaltate, ma le fogne sono a cielo aperto. Si vedono persone in Cina con bellissimi cellulari, ma senza un’assicurazione sanitaria. I popoli imitano una ricetta di successo occidentale, storicamente innegabile, senza avere le basi filosofico-scientifiche per assimilarla in modo sano, non per colpa, ma per diverse tradizioni. Si notano quindi discrasie sociali, isterismi collettivi che derivano da uno scollamento tra la propria storia e il proprio presente. Così in Oriente, come anche da noi.

Allora dove si va? Che direzione ha questo millantato sviluppo? L’omologazione mondiale ormai intrapresa che effetto sociale avrà negli anni a venire? Una cosa è certa. Molte storie, culture e canti, poesie e tradizioni, riti e gesti verranno dimenticati, falciati dal buon vecchio progresso.

Luca de’ Angelis